Legge di Bilancio 2023: Definizione agevolata liti tributarie

Legge di Bilancio 2023: Definizione agevolata liti tributarie
← Torna a Agevolazioni - Pubblicato il 11/01/2023
ANTEPRIMA NOTIZIA
È possibile definire con modalità agevolate le controversie tributarie pendenti alla data di entrata in vigore della norma (01.01.2023), anche in Cassazione e a seguito di rinvio, in cui sono parte l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane, aventi ad oggetto atti impositivi (avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione), mediante il pagamento di un importo pari al valore della controversia.
Se il ricorso pendente è iscritto in primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 90% del valore.
Se vi è soccombenza dell’Agenzia fiscale, le controversie pendenti possono essere definite con il pagamento del 40% del valore della controversia, in caso di soccombenza dell’Agenzia nella pronuncia di primo grado e del 15% del valore, in caso di soccombenza della medesima Agenzia nella pronuncia di secondo grado.

 

NOTIZIA
Entro il 30 Giugno 2023 deve essere presentata la domanda, con pagamento intero degli importi dovuti ovvero della prima rata, per perfezionare la definizione agevolata delle liti pendenti.
La legge di Bilancio 2023 prevede alcune misure favorevoli al contribuente per comporre le liti pendenti con il fisco:
– definizione agevolata delle liti;
– conciliazione giudiziale;
– rinuncia alla causa in Cassazione.
In questa sede trattando della definizione agevolata delle liti.

 

COME FARE?
La legge di Bilancio 2023 consente di definire le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, alla data di entrata in vigore della legge, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia, o minore a seconda del grado in cui è pendente il giudizio e dell’esito dello stesso.

QUANDO?
La norma prevede che entro il 30 giugno 2023 per ogni controversia autonoma, vale a dire relativa a ciascun atto impugnato, deve essere presentata una distinta domanda di definizione, esente dall’imposta di bollo, ed effettuato un autonomo versamento.

COME SI VERSA?
La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda e con il pagamento intero degli importi dovuti o della prima rata entro il 30 giugno 2023; nel caso in cui gli importi dovuti superano mille euro è ammesso il pagamento rateale, in un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo, con decorrenza dal 1° aprile 2023 e da versare, rispettivamente, entro il 30 giugno 2023, 30 settembre, 20 dicembre e 31 marzo di ciascun anno. Sulle rate successive alla prima, si applicano gli interessi legali calcolati dalla data del versamento della prima rata. Non è possibile pagare gli importi dovuti con il meccanismo della compensazione ex art. 17, D.Lgs. n. 241/1997.
Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
Dagli importi dovuti occorre scomputare quelli eventualmente già versati dal contribuente, a qualsiasi titolo, in pendenza di giudizio. La definizione non dà comunque diritto alla restituzione delle somme già versate, anche se maggiori rispetto a quanto dovuto per la definizione.

POSSIBILITA’ DI SOSPENSIONE ITER
Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della procedura. In questo caso, il processo è sospeso fino al 10 luglio 2023. Se entro tale data il contribuente deposita presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2024. A tale data, in mancanza di istanza di trattazione presentata dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

SOSPENSIONE TERMINI DI IMPUGNAZIONE
Sospesi, invece, per le controversie definibili, i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso in Cassazione che scadono tra la data di entrata in vigore della legge e il 31 luglio 2023. La sospensione ha una durata di nove mesi. In sostanza, il termine per impugnare è aumentato del periodo di sospensione, in modo da poter consentire al contribuente di valutare se aderire all’istituto.
L’eventuale diniego della definizione va notificato al contribuente entro il 31 luglio 2024, con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro 60 giorni davanti all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia.
Qualora la definizione della controversia sia richiesta in pendenza del termine per impugnare, il contribuente ha la possibilità di impugnare insieme sia il diniego che la pronuncia giurisdizionale entro 60 giorni dalla notifica del diniego stesso.

 

 

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