Proroga al 2025 per il Bonus Beni Transizione 4.0

Proroga al 2025 per il Bonus Beni Transizione 4.0
← Torna a Agevolazioni - Pubblicato il 03/02/2022
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Al fine di supportare e incentivare gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese italiane è stato prorogato il credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali in chiave Transizione 4.0. Tuttavia, se da un lato, la legge di Bilancio 2022 prevede una proroga del beneficio fino al 2025, dall’altro, esegue una rimodulazione, a ribasso, delle aliquote rispetto alla precedente disciplina.

 

 

NOTIZIA

Beni materiali strumentali 4.0

Gli investimenti in beni materiali strumentali in chiave 4.0, effettuati dalle imprese a decorrere dal 1° gennaio 2023 e fino al 31 dicembre 2025 – oppure entro il 30 giugno 2026 a condizione che entro il 31 dicembre 2025 risulti accettato dal venditore il relativo ordine e sia stato effettuato il pagamento di un acconto in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione del bene – garantiscono un credito d’imposta pari al:

– 20% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;

– 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;

– 5% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Si ricorda che con riferimento agli investimenti da effettuarsi nel corso dell’anno 2022, il credito d’imposta resta pari al 40% fino a 2,5 milioni di euro, 20% tra 2,5 e 10 milioni di euro e 10% tra 10 e 20 milioni di euro.

 

Beni immateriali Strumentali 4.0

Con riferimento agli investimenti in beni immateriali strumentali in chiave 4.0, sono previste, suddivise per ogni annualità, le seguenti aliquote:

– fino al 31 dicembre 2023 (ovvero entro il 30 giugno 2024 a condizione che entro il 31 dicembre 2023 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione) il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo annuale di costi ammissibili pari a 1 milione di euro;

– dal 1° gennaio 2024 e fino al 31 dicembre 2024 (ovvero entro il 30 giugno 2025 a condizione che entro il 31 dicembre 2024 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione) il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 15% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro;

– dal 1° gennaio 2025 e fino al 31 dicembre 2025 (ovvero entro il 30 giugno 2026 a condizione che entro il 31 dicembre 2025 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione) il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 10% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro.

Anche in questo caso, cambia gradualmente l’intensità del beneficio, rimanendo invariato al 2022 per gli investimenti effettuati nel corso dell’anno 2023 riducendosi, però, per gli investimenti effettuati nelle due annualità successive.

 

Rimangono invariati i requisiti

Nonostante il ridimensionamento delle aliquote, rimangono invariati i requisiti soggettivi e oggettivi della misura. Come per le precedenti annualità, la platea dei soggetti beneficiari è ampia, dal momento che possono accedere allo strumento agevolativo in parola tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato – incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti – indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalla dimensione e dal regime di determinazione del reddito d’impresa adottato.

Le imprese beneficiarie possono utilizzare il beneficio in parola esclusivamente in compensazione tramite F24, in tre quote annuali di pari importo a partire dall’anno di avvenuta interconnessione degli investimenti.

 

Beni materiali e immateriali c.d. “ordinari”

Nessuna proroga e nessuna rimodulazione, invece, è stata prevista per gli investimenti effettuati dalle imprese in beni materiali e immateriali c.d. “ordinari”, ossia quei beni nuovi, strumentali all’attività dell’impresa e destinati a strutture produttive situate nel territorio italiano ma non aventi le caratteristiche previste dal paradigma 4.0.

Il beneficio previsto in relazione a tali beni si esaurirà dunque con l’anno 2022.

È opportuno ricordare che per gli investimenti in beni materiali e immateriali c.d. “ordinari” effettuati dal 1° gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2022 – ovvero entro il 30 giugno 2023 a condizione che entro il 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione – il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 6% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e pari a 1 milione di euro per i beni immateriali.

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